web design umbria
react, web design Umbria, web developer Umbria

REACT lato server: INTRODUZIONE

web design umbria

All’ indirizzo https://umbriawayformazione.wordpress.com/2020/05/30/imparare-react-analizzando-casi-concreti-da-inclassificato-a-grande-maestro-in-sette-giorni/ abbiamo visto come costruire applicazioni lato client sulla parte statica HTML importando librerie esterne compreso il traduttore. Adesso vediamo perchè ci conviene passare sull’ altra sponda con JavaScript lato Server con Node, NPM etc. La prima obiezione che salta subito all’ occhio è “ma è così semplice fare tutto HTML, quello che scrivo si capisce“. Nel modo moderno di usare REACT invece devo conoscere la finestra terminale e impartire comandi del tipo:

  • npm -v (per verificare se ho installato il manager di Node, quello che mi fa arrivare in casa qualsiasi cosa (moduli)
  • node -v (il motore che gestisce la parte server di JS)
  • npm install -g create-react-app (comando che serve a dire globalmente al sistema che può creare applicazioni con la libreria react)
  • create-react-app mia-applicazione (dopo essersi posizionati sul desktop questo comando crea il progetto mia-applicazione che userà tecnologia react)
  • avere familiarità con comandi come cd mia-applicazione e npm start (per far partire il programma)
  • avere familiarità con i metodi di pubblicazione a produzione con npm run build (crea un index.html nella cartella build che sarebbe il corrispettivo del nostro https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_14.html)
  • avere familiarità con il package.json e gli script a sostegno e le dipendenze associate nel file
  • essere in grado di creare la cartella node_modules con il comando npm install o npm i
  • saper lanciare i programmi appunto con npm start
  • saper costruire le build
  • saper servire in rete le buil con comandi come npm install serve – g e serve – s build che mi danno la possibilità di vedere il risultato finale su localhost

Ora la domanda critica é: perchè devo imparare tutte queste cose quando le posso evitare facendo solo la parte statica con il metodo: https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_14.html ??? La risposta è semplicissima: perchè dopo un primo periodo di trauma ci si accorge che tutto è più ricco di risorse e veloce; perchè ci guadagna l’organizzazione di codice in quanto tutti gli snippet vengono separati adeguatamente al contrario di quello che si legge nell’ HTML. Vediamo dal vivo, il vecchio HTML statico era così composto:

 

<div id=”root”></div>
<script type=”text/babel”>

const lakeList = [
{id: 1, name: “Lago Trasimeno”, trailhead: “Volare”},
{id: 2, name: “Lago di Corbara”, trailhead: “Sognare”},
{id: 3, name: “Lago di Piediluco”, trailhead: “Ammirare”}
];

const App = ({lakes}) => (
<ul>
{lakes.map(lake =>
<li key={lake.id}>{lake.name} | Trailhead: {lake.trailhead}</li>
)}
</ul>
)

ReactDOM.render(
<App lakes={lakeList}/>,
document.getElementById(“root”)
);

</script>

vediamo cosa contiene la cartella SRC strutturata nel nuovo modo di creare applicazioni lato server, il file index.js:

import React from “react”;
import ReactDOM from “react-dom”;
import “./index.css”;
import App from “./App”;
import * as serviceWorker from “./serviceWorker”;

const lakeList = [
{ id: 1, name: “Echo Lake”, trailhead: “Echo Lake” },
{ id: 2, name: “Maud Lake”, trailhead: “Wright’s Lake” },
{ id: 3, name: “Cascade Lake”, trailhead: “Bayview” }
];

ReactDOM.render(<App lakes={lakeList} />, document.getElementById(“root”));

e cosa contiene il file App.js, sempre all’ interno della stessa cartella SRC, importato e richiamato dal metodo render con la A maiuscola?

import React from “react”;

const App = ({ lakes }) => (
<ul>
{lakes.map(lake => (
<li key={lake.id}>
{lake.name} | Trailhead: {lake.trailhead}
</li>
))}
</ul>
);

export default App;

 

il risultato finale quando si lancia il tutto dopo aver installato le dipendenze con npm install seguito da npm start è esattamente lo stesso che https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_14.html , con la differenza sostanziale che non devo scrivere a mano nulla rispetto a CSS da integrare o altro perchè l’applicazione è tutta collegata all’ unisono. Nello specifico si noti come la index richiami il componente, isolato e riutilizzabile come vuole la filosofia atomica di react per altri usi e consumi!

CONCLUSIONI:

Dopo uno sbandamento iniziale che può durare a lungo si entra progressivamente nell’ area dei benefici che la nuova tecnologia offre. Quindi è meglio abbandonare da subito la logica seguita nel corso di https://umbriawayformazione.wordpress.com/2020/05/30/imparare-react-analizzando-casi-concreti-da-inclassificato-a-grande-maestro-in-sette-giorni/ e sposare subito la nuova filosofia che diventerà una sorta di esercizio di addestramento fatto su un cavallo indisponente e burrascoso che non vorrà lasciarsi ammansire in vista del palio!

web design umbria
react, web developer Umbria

Imparare REACT analizzando casi concreti: da inclassificato a Grande Maestro in sette giorni!

web design umbria
Sette Kg in sette giorni?

No, sette kg in sette giorni era un film comico con Pozzetto e Verdone, al massimo REACT ci può entrare sotto pelle se lo facciamo otto ore al giorno per almeno un semestre o giù di lì, lavorando su progetti concreti. Negli scacchi sportivi si parte a giocare dal livello inclassificato dopodichè se l’agonista si applica può arrivare al massimo titolo dopo alcuni anni di pratica giocata che è quello di GM (se ha le risorse necessarie e il talento, altrimenti si ferma prima). Qui è lo stesso, da inclassificati ci tocca analizzare caso per caso facendo le dovute premesse. Prima di tutto fra i prerequisiti servono competenze di base di HTML, CSS e JS. In particolare le funzioni arrow freccia sono tipiche di ECMASCRIPT 6, ossia l’ultima versione di js ricca di novità per cui anche qui si dovrebbe almeno sulla carta avere un pò di domestichezza. Tuttavia possiamo colmare il divario almeno rispettando Pareto e la regola ottanta venti: su ottanta minuti dedicati allo studio di REACT almeno venti minuti se ci si applica possono diventare competenze acquisite? Quindi partiamo senza dimenticare che i nostri browser hanno bisogno di implementare il plug-in react che analizza la corretta visibilità degli script marcati dai tag <script> di apertura e chiusura delle nostre pagine WEB. C’è inoltre da chiarire che fare APP con NODE (javaScript lato server) ha un modus operandi diverso dall’ analisi qui riportata, che essendo di primo livello, quindi adatta a chi inizia a giocare a scacchi non senza ambizioni e velleità, si presta solo alla parte statica terra-terra delle implementazioni senza terminale che automatizzano i processi e complicano anche la vita se non si conosce la struttura di una APP lato server(tradotto, saltare a javaScript lato server non è un processo indolore). Quindi installato il plug-in che ci segnala errori sui componenti react possiamo partire analizzando lo script presente all’ indirizzo: https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_1.html ; bellissimo progetto non si vede nulla se non il bianco più profondo, magari gli esquimesi possono tradurre il termine NEVE in sette modi diversi ma noi qui che abbiamo fatto? In sostanza abbiamo messo i link al framework per farlo lavorare localmente lato client (cosa che ovviamente non servirebbe gestendo tutto con NPM). Molto importante invece il DIV contrassegnato da id=”root” in quanto è proprio quell’ area che farà il lavoro sporco:

<head>
<title>React Project</title>
https://unpkg.com/react@16.7.0/umd/react.development.js
https://unpkg.com/react-dom@16.7.0/umd/react-dom.development.js
</head>
<body>
<div id=”root”></div>
</body>

Adesso analizziamo il file https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_2.html:

<head>
<title>React Project</title>
https://unpkg.com/react@16.7.0/umd/react.development.js
https://unpkg.com/react-dom@16.7.0/umd/react-dom.development.js
</head>
<body>
<div id=”root”></div>
<script type=”text/javascript”>
ReactDOM.render(
React.createElement(
“h1”,
{“style”: {“color”: “red”}},
“Creare é dare una forma al proprio destino – A Camus”
),
document.getElementById(“root”)
);
</script>
</body>

Qui al posto di ciao mondo abbiamo sostituito una frase di Camus che risulta anche mozzata perchè nell’ head andrebbe inserito il TAG <meta charset=”utf-8″> per l’esatta interpretazione dei caratteri a video, a noi interessa l’analisi di react per cui notiamo che siamo di fronte a una doppia funzione nidificata, ossia una scatola dentro la scatola. Quella esterna che è ReactDOM.render (vedere https://it.reactjs.org/docs/react-dom.html ) è responsabile di visualizzare graficamente i contenuti della funzione interna che con il metodo createElement ( vedere https://it.reactjs.org/docs/react-api.html#createelement ) riempe di contenuti la cornice. Vitale è l’istruzione finale javascript document.getElementById(“root”) che come si sottolineava prima serve a sparare tutto il contenuto creato in un punto preciso e cioé nel div che ha un nome e un cognome (root)! Ancora da analizzare ci sono le graffe dentro le graffe, in quanto ci sono delle proprietà che verranno riversate sul selettore. Quando non ci sono proprietà nell’ oggetto dobbiamo impostare a NULL il valore. Analizziamo ora https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_3.html:

<head>
<title>React Project</title>
https://unpkg.com/react@16.7.0/umd/react.development.js
https://unpkg.com/react-dom@16.7.0/umd/react-dom.development.js
</head>
<body>
<div id=”root”></div>
<script type=”text/javascript”>
ReactDOM.render(
React.createElement(
“div”,
null,
React.createElement(
“h1”,
null,
“Creare é dare una forma al proprio destino – A Camus”
)
),
document.getElementById(“root”)
);
</script>
</body>

Qui compare il NULL che si diceva prima ossia NON CI SONO PROPRIETA’ per l’oggetto renderizzato. Manca sempre il <meta charset=”utf-8″> che fa guai sulle stringhe di testo ma non ci importa perchè la nostra attenzione è rivolta sulla parte dinamica. Qui viene creato un elemento div che diventa padre dell’ elemento h1 e questo ci porta ad analizzare una situazione molto importante perchè REACT appoggiandosi a un DOM virtuale che traduce prima di quello reale ha bisogno di decodificare bene il codice HTML per renderlo digeribile al rendering della pagina che ha bisogno di un traduttore che ha un nome e cioé JSX, infatti così il div come è segnalato ci crea problemi, vediamo allora il codice sorgente di https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_4.html:

<head>
<title>React Project</title>
https://unpkg.com/react@16.7.0/umd/react.development.js
https://unpkg.com/react-dom@16.7.0/umd/react-dom.development.js
https://unpkg.com/@babel/standalone/babel.min.js
</head>
<body>
<div id=”root”></div>
<script type=”text/babel”>
ReactDOM.render(
<h1>Creare ̩ dare una forma al proprio destino РA Camus</h1>,
document.getElementById(“root”)
);
</script>

Qui abbiamo aggiunto un link esterno con CDN , un traduttore di nome BABEL che interpreta (come dovrebbe fare il charset menzionato prima che manca per le frasi) correttamente i TAG per il parser REACT che deve macinare le istruzioni delle funzioni per renderle compatibili con il DOM virtuale e successivo rendering. Infatti anche la dicitura sullo script è cambiata passando a script type=”text/babel”. Da questo momento avendo inserito il famoso traduttore JSX (vedere https://it.reactjs.org/docs/faq-build.html#gatsby-focus-wrapper ) di REACT non dovremmo più avere anomalie sull’ impostazione base. Vediamo il content di https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_5.html , la parte head è per comodità tranciata visto che rimarrà invariata rispetto a prima per tutto il prosieguo, prenderemo in esame da ora in poi solo il contenuto del body:

<div id=”root”></div>
<script type=”text/babel”>
let city = “Assisi”;

ReactDOM.render(
<h1 className=”heading”>Hello {city}</h1>,
document.getElementById(“root”)
);
</script>

Qui siamo di fronte a un classico ciao Assisi (W il Glocal!) con testo stilizzato . Da notare come il contenuto della variabile city sia iniettato nel corpo del render grazie all’ uso delle graffe {}. Andiamo oltre analizzando il corpo della pagina con https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_6.html:

<div id=”root”></div>
<script type=”text/babel”>

const Hello = () => {
return (
<div className=”heading”>
<h1>Creare ̩ dare una forma al proprio destino РA Camus</h1>
</div>
)
};

ReactDOM.render(
<Hello />,
document.getElementById(“root”)
);
</script>

Qui siamo di fronte a una incredibile novità! possiamo dichiarare una costante e all’ interno del suo valore costruire una funzione con un valore di ritorno che non fa altro che comporre tutto il div critico contrassegnato da id=”root”, per cui ci basterà assurdamente richiamare solo il nome di questa costante per invocare tutto quello che rappresenta. Magia! C’è anche un className=”heading” che possiamo stilizzare nell’ head come vogliamo settando la classe. Vediamo il corpo di https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_7.html:

<body>
<div id=”root”></div>
<script type=”text/babel”>

const Hello = ({library, message}) => {
return (
<div className=”heading”>
<h1>Welcome to {library}</h1>
<p>{message}</p>
</div>
)
};

ReactDOM.render(
<Hello library=”React” message=”Enjoy!”/>,
document.getElementById(“root”)
);
</script>
</body>

Sempre più difficile! Qui abbiamo un componente che accetta due parametri di ingresso prima di sparare tutto il suo contenuto a video, per cui possiamo personalizzare il nostro oggettino decidendo di volta in volta cosa far comparire. La costante Hello che contiene tutto, deve avere la prima lettera rigorosamente maiuscola per poter essere invocata correttamente nel metodo render. Vediamo il corpo di https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_8.html:

<div id=”root”></div>
<script type=”text/babel”>

const Lake = ({name}) => <h1>{name}</h1>;

const App = () => (
<div>
<Lake name=”Lago Trasimeno” />
<Lake name=”Lago di Corbara” />
<Lake name=”Lago di Piediluco” />
<Lake name=”Lago di Alviano” />
</div>
);

ReactDOM.render(
<App />,
document.getElementById(“root”)
);
</script>

Qui in sostanza con una funzione definita secondo la nuova nomenclatura js6 ARROW FRECCIA (una funzione in forma sintetica) definiamo come il valore di una costante debba essere formattato, in questo modo posso dire che ogni attributo name della costante Lake deve uscire sulla pagina con intestazione1 (h1). Questo avviene all’ interno di un COMPONENTE definito App il quale prima eredita sui suoi contenuti l’operazione descritta in precedenza e dopo si dà in pasto con un semplice TAG alla funzione ReactDOM.render che delegherà a document.getElementById di trasmettere i dati al div contrassegnato da ID=”root”. dA NOTARE E APPREZZARE QUINDI COME UN SEMPLICE tag COME <App /> sia utilizzabile a livello atomico! Vediamo https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_9.html:

<div id=”root”></div>
<script type=”text/babel”>

const Lake = ({name}) => <h1>{name}</h1>;

class App extends React.Component {
render() {
return (
<div>
<Lake name=”Lago Trasimeno” />
<Lake name=”Lago di Corbara” />
<Lake name=”Lago di Piediluco” />
<Lake name=”Lago di Alviano” />>
</div>
)
}
}

ReactDOM.render(
<App />,
document.getElementById(“root”)
);
</script>

Qui abbiamo migliorato l’organizzazione del codice precedente e compattato tutto dentro un valore di ritorno del componente APP che adesso è completamente autonomo, non per questo REACT segue il principio della scomposizione molecolare e della riutilizzabilità del codice atomico, cioè la singola parte che non é più divisibile. Da notare l’uso di extends React.Component e render dentro il componente. Vediamo il corpo della pagina https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_10.html:

<div id=”root”></div>
<script type=”text/babel”>

const Lake = ({name}) => <h1>{name}</h1>;

class App extends React.Component {
state = {
loggedIn: false
}
render() {
return (
<div>
<div>The user is {this.state.loggedIn ? “logged in” : “not logged in”}.</div>
<Lake name=”Lago Trasimeno” />
<Lake name=”Lago di Corbara” />
<Lake name=”Lago di Piediluco” />
<Lake name=”Lago di Alviano” />
</div>
)
}
}

ReactDOM.render(
<App />,
document.getElementById(“root”)
);
</script>
</body>

SIamo alla presenta agli STATI (vedere https://it.reactjs.org/docs/state-and-lifecycle.html ) e a come vengono ingeriti dal componente APP che nasce come estensione della classe genitore React.Component. In sostanza impostando il valore della variabile loggedIn a false sotto l’operatore ternario dice che se questa variabile ha un valore vero scrivi a video logged in altrimenti esegui l’istruzione contraria, una semplice istruzione condizionale espressa in formula veloce sintetica in una sola riga seguendo la sintassi dei ? e dei : al posto degli IF ed ELSE. Il resto rimane invariato. Analizziamo il contenuto del body in https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_11.html:

<div id=”root”></div>
<script type=”text/babel”>

const Lake = ({name}) => <h1>{name}</h1>;

class App extends React.Component {
state = {
loggedIn: false
}
logIn = () => this.setState({loggedIn: true})
logOut = () => this.setState({loggedIn: false})
render() {
return (
<div>
<button onClick={this.logIn}>Log In</button>
<button onClick={this.logOut}>Log Out</button>
<div>
The user is {
this.state.loggedIn
? “logged in”
: “not logged in”}.
</div>
<Lake name=”Lago Trasimeno” />
<Lake name=”Lago di Corbara” />
<Lake name=”Lago di Piediluco” />
<Lake name=”Lago di Alviano” />
</div>
)
}
}

ReactDOM.render(
<App />,
document.getElementById(“root”)
);
</script>

Questo esempio invece mostra come INTERCETTARE GLI EVENTI seguendo la logica dell’ OPERATORE TERNARIO, vediamo come premendo su ogni rispettivo pulsante si ha una risposta all’ evento onclick che risponde segnalando vero o falso a seconda della scelta. l’ESPRESSIONE this.state.loggedIn fa riferimento alla funzione dell’ oggetto corrente che ha una proprietà valorizzata a false. Vediamo https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_12.html solo il corpo della pagina:

<div id=”root”></div>
<script type=”text/babel”>

const Lake = ({name}) => <h1>{name}</h1>;
const SkiResort = ({name}) => <h1>{name}</h1>;

const App = ({summer}) => (
<div>
{summer
? <Lake name=”Lago Trasimeno”/>
: <SkiResort name=”Monte Pennino”/>}
</div>
)

ReactDOM.render(
<App summer={false}/>,
document.getElementById(“root”)
);
</script>

Qui gioco sulle vacanze da passare al lago o in montagna. L’operatore ternario lo abbiamo già visto prima e sappiamo come funziona. Il punto ? interrogativo ossia IF corrisponde di default a VERO altrimenti else o : corriponde a FALSO come valore booleano. Ma il componente quando viene dichiarato all’ interno del metodo render accetta l’impostazione a false di default per cui si annulla la condizione vera che era quella di vai al trasimeno se non succede altro, ma qui summer nel corpo del render è valorizzato a false, quindi l’altro succede! Ovviamente impostando nel render summer a true ci toccherà andare in vacanza al lago Trasimeno (che dispiacere!). Vediamo il corpo di https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_13.html dove vediamo in azione un ciclo che prende gli elementi da un array e li fa girare:

<div id=”root”></div>
<script type=”text/babel”>

const lakeList = [
“Lago Trasimeno”,
“Lago di Corbara”,
“Lago di Piediluco”
];

const App = ({lakes}) => (
<ul>
{lakes.map((lake, i) =>
<li key={i}>{lake}</li>
)}
</ul>
)

ReactDOM.render(
<App lakes={lakeList}/>,
document.getElementById(“root”)
);

</script>

Questo è solo un ciclo, il componente è scomparso! Esiste una costante che genera un ciclo comprensivo di HTML che ha bisogno di un’altra costante per avere del contenuto da macinare, infatti si legge <App lakes={lakeList}/> con la A iniziale rigorosamente maiuscola (altrimente verrebbe segnalato errore) e dove lakeList è il contenuto dell’ armadio definito fuori contesto e presente come entità autonoma (o atomica visto il logo react!). Vediamo infine https://www.farwebdesign.com/projectreact/react_14.html dove viene proposta una soluzione per far ciclare gli elementi di un array che non hanno un solo valore assegnato ma più di uno da stampare a video:

<div id=”root”></div>
<script type=”text/babel”>

const lakeList = [
{id: 1, name: “Lago Trasimeno”, trailhead: “Volare”},
{id: 2, name: “Lago di Corbara”, trailhead: “Sognare”},
{id: 3, name: “Lago di Piediluco”, trailhead: “Ammirare”}
];

const App = ({lakes}) => (
<ul>
{lakes.map(lake =>
<li key={lake.id}>{lake.name} | Trailhead: {lake.trailhead}</li>
)}
</ul>
)

ReactDOM.render(
<App lakes={lakeList}/>,
document.getElementById(“root”)
);

</script>

Lo script è uguale al precedente come logica ma qui l’array è più complesso perchè non ha un solo valore associato all’ oggetto, ma bensì ospita due proprietà, name e trailhead. Abbiamo coppie di chiave/valore che hanno delle assegnazioni da restituire a video. Definiamo in sostanza prima un array che si chiama lakeList e successivamente diciamo cosa farne di questi dati con il nome della funzione che si chiama lakes e che accetta come parametro da masticare nel ciclo proprio il nome della mia costante array (array che sono facilmente riconoscibili perchè nella sintassi generale sono definiti da parentesi quadre!)

CONCLUSIONI

REACT (inventato da quelli di Facebook!) risponde al trend delle curve di apprendimento indicato dal mercato dove Vue JS sembra il framework più facile da digerire, poi viene REACT JS e infine il demoniaco ANGULAR con Typescript (Champollion dove sei?); alla fine di questo lungo viaggio siamo riusciti almeno a farci promuovere a terza nazionale che è sempre un gradino basso per un agonista che gioca a scacchi, ma ricordiamoci che eravamo partiti da livello inclassificato che è ancora peggio. In ogni caso ricordiamoci che davanti ci sono ancora miriadi di categorie da percorrere e ci sarà molto da esplorare sulla parte server di REACT, con un ambiente di sviluppo molto complesso ma anche molto più ricco di risorse, dove le possibilità rispetto a queste lavorazioni statiche HTML aumentano a dismisura, non è un caso che questa tecnologia oggi sia richiestissima e di uso quotidiano nelle grandi multinazionali globali! La domanda é ma la legge di Pareto iniziale nell’ incipit dopo questa trattazione è stata confutata? Ai poster(i) l’ardua sentenza! In uno dei prossimi articoli cercheremo di capire come fare le stesse cose viste qui, ma lato server analizzando i comandi da impartire a finestra terminale. Ci accorgeremo che il modo di lavorare sarà completamente diverso perche NODE e NPM ci consentono implementazioni veloci e dipendenze strutturate, così tanto che è necessario conoscere l’anatomia del FILE SYSTEM progetto creato al momento della comparsa del famoso package.json! Insomma REACT lato server rappresenta a dir poco uno STRAVOLGIMENTO TOTALE ma dà anche più soddifazioni in termini di risultati di grafica e di funzionalità, tanto da arrivare a valutare seriamente di concentrarsi solo sulla parte SERVER che non è questa statica con agganci a librerie esterne CDN vista oggi, anche se JS NON CAMBIA da entrambi i lati della rete. Infine cosa molto importante per uno sviluppatore di REACT, consultare sempre giorno-notte-colazione-cena la documentazione specifica, in questo caso https://it.reactjs.org/

web design umbria
game development, web design Umbria, web developer Umbria

Aspettando Godot: non é Beckett ma Game Development

Strano, digitando Godot su un motore di ricerca mi aspetterei di trovare informazioni sul teatro dell’ assurdo e https://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_Beckett e quindi sullo strano sig. Godot che se ne va in giro a passeggiare con la mascherina nella fase due aspettando qualcuno. Invece il primo risultato della SERP riporta: https://godotengine.org/ il cui claim è guarda un pò proprio un famigliare “Il motore di gioco che hai aspettato“. Ci sono alcune buone notizie immediate. La piattaforma di sviluppo è liberamente usabile senza restrizioni e anche open source! E’ finita l’attesa spasmodica delle nostre teatrali pulsioni! Ha inoltre un vasto eco di appassionati sviluppatori che continuano a far crescere questo potente engine per i giochi. Godot usa un linguaggio di scripting simile a Pyton che si chiama GDScript. I primi passi da fare sono scaricare dal sito indicato l’eseguibile da decomprimere e prendere familiarità con i nodi e le escene e la personalizzazione degli oggetti e dei caratteri. Questa piattaforma segue una logica architetturale a nodi. Godot user interface supporta anche i suoni a corredo creatico e naturalmente consente di creare nemici a piacere e collezioni di oggetto. Tutto questo lo fa con una interfaccia enormemente semplificata rispetto a Unity dove posso anche scegliere di mettere in piedi costruzioni di gioco 3D. I nodi servono a gestire le scene e possiamo mettere in moto delle collection di location che avranno a sostegno quindi dei nodi che come struttura root ramificazione e figli ricorda proprio il DOM dei documenti html manipolabili con javascript. Un nodo può essere associato alla scena quindi e la generazione di fatto crea un file sul file system del progetto con estensione TSCN, per esempio MainScene.tscn. Il modo migliore per capire come funziona la piattaforma è riportare in vita il deprecato FLASH, un portentoso software che qualche anno fa creava fantastiche animazione usando la metafora dello STAGE, dove gli elementi venivano posizionati a livelli uno sopra l’altro. Qui è lo stesso: un nodo potrebbe fare da cornice principale, un altro potrebbe aiutarci l’istanza nemici, un altro potrebbe avere da controllare ostacoli e pericoli etc etc fino a scomporre tutti gli elementi primari che formano la scena che diventa un gigantesco affresco armonico e funzionale. Ad esempio devo creare un elemento nel progetto chiamato PLAYER.TSCN che sarà un nodo figlio del blocco main. Questo giocatore lo posso posizionare con una griglia di precisione disposta sulla destra inserendo dei valori numerici sugli assi X e Y e posso anche decidere di inserire un’ area di collisione sempre gestendone da pannello di controllo INSPECTOR le proprietà. Il programma mi fa istanziare gli oggetti per cui da figlio posso ereditare caratteristiche o proprietà tipiche del papà menzionato. Le griglie di costruzione per le scene e i personaggi sono sagomate millimetricamente per posizionare ad esempio blocchi o ostacoli lungo il cammino dell’ eroe con assoluta precisione. Una volta definite le possibilità di movimento del personaggio giocatore che può saltare usando la gravità e muoversi avanti e indietro per aggirare gli ostacoli possiamo disegnare gli scenari di gioco con i blocchi di piramide o simili messi a disposizione dagli asset-risorse della piattaforma. Certo è che la fase di pianificazione per creare un gioco deve tenere conto di innumerevoli fattori che sono sempre tanti: dobbiamo considerare situazioni in cui l’eroe saltando per esempio raccoglie delle monete e quindi incrementa uno SCORE, oppure situazioni dove un nemico entra in collisione con noi ed esplodiamo o in alternativa ostacoli vaganti con certe caratteristiche di movimento da definire, per cui servirà una FUNZIONE DI RIPRISTINO per continuare il gioco azzerando tutti i progressi. Servirà un dispositivo di ripresa cinematografica attivabile da INSPECTOR che seguirà i movimenti del nostro prode Achille, per cui saltando, correndo ed evitando ostacoli il nostro sguardo è dinamico e segue noi che siamo i protagonisti mentre la location di sfondo scorre. Le dinamiche da prevedere sono sempre tante e complesse: se devo saltare e afferrare due euro intendendo graficamente un doblone d’oro raggiungibile alcuni metri sopra la mia testa che afferro volando, quel nodo al momento del contatto deve ubbidire a una funzione che dissolve il valore della moneta per alimentare il mio contatore e contemporaneamente attivare la possibilità di afferrare il prossimo target da raggiungere sempre saltellando dinamicamente come un canguro. Come se non bastasse al momento della digestione per indicare un successo dovrò richiamare un suono sintomatico che l’operazione di ingurgitamento è stata piacevole. Con Godot tutti questi aspetti della progettazione si possono controllare ma soprattutto alle prime armi la piattaforma ci mette a disposizione con l’import alcuni progetti che si possono vivisezionare e studiare per vedere l’effetto che fa e come sono strutturati. Si possono quindi richiamare delle librerie che hanno oggetti figli che a loro volta diventeranno padri per le nostre mainScene e in questo modo potremmo agganciare dei nodi, richiamare dei valori etc, mettere a disposizioni numerosi metodi per soddisfare le nostre esigenze e anche richiamare delle risorse utili con User Interface per fornire audio tematico per il nostro game! Godot, quello del teatro, ci dispiace ma l’attesa è finita: https://godotengine.org/

ajax, jquery, web developer Umbria

Ajax e JQuery: come dare scacco matto in due mosse!

Fermi tutti! Ajax non è una squadra di calcio! E’ un rivoluzionario oggetto che hanno inserito nei moderni browser chiamato XMLHTTPREQUEST e serve per effettuare chiamate asincrone senza permettere il caricamento della pagina tanto caro a HTTP di vecchio stampo dove l’utente fa una richiesta client e il server singolarmente restituisce una risposta immediata prima di effettuare altre operazioni. Ne consegue che migliora la UI dell’ utente ma non solo l’esperienza in termini di velocità, soprattutto in efficienza visto che mentre in background Ajax si occupa di aggiornare dei dati per esempio senza rifare il rendering della pagina è possibile anche andare oltre in multitasking. E quando Ajax incontra JQuery il risultato finale performante è assicurato, in quanto con la versione semplificata di javascript con poche righe di codice lineari è possibile aggiornare e catturare i dati lato server senza mettere la sveglia per effettuare la nostra prossima operazione. Ma analizziamo un primo esempio dove in virtù di una richiesta effettuata tramite un BUTTON chiedo alla pagina di restituirmi il contenuto di un file testo lato server. Per restare in tema di scacchi supponiamo di chiedere all’ oracolo messo su come esercizio quale apertura sia più frequente nella pratica dei Grandi Maestri di scacchi. Non che ci interessi molto, ma con questo pretesto possiamo iniziare a dare un occhiata a come viene effettuata una chiamata AJAX sfruttando la potenza di esecuzione di JQuery e quali sono i suoi attributi che possiamo utilizzare per decidere se la richiesta deve essere GET o POST (di default è GET), se ci sono dei dati in caricamento, degli errori da gestire per dare un buon esito all’ utente e via dicendo con altri parametri. Prendiamo quindi in esame l’esempio presente all’ indirizzo https://www.farwebdesign.com/ajax_jquery/1/ dove c’è un pulsante che fa una domanda e un campo testo che dopo la pressione esercitata come EVENTO CLICK darà la risposta. Dentro la directory avremo quindi un file TXT, il file JQuery per permettere l’interazione con XMLHTTPREQUEST e il file HTML che avrà il seguente contenuto nel body:

<div id=”contenitore”>
<div id=”contenuto”></div>
<button>Vuoi sapere quale è la difesa più giocata tra i GM? Click here!</button>
</div>

<script>
$(document).ready( // questa riga è standard per permettere prima il caricamento della pagina rispetto ad altre operazioni da effettuare
function(){

$(“button”).click( // questa riga dice che l’elemento BUTTON alla pressione del CLICK eseguirà il contenuto della funzione contenuta
function()
{
$.ajax( // potenza di JQuery! Il metodo ajax permette comunicazioni asincrone
{
url: “berlinese.txt”, // il parametro url serve a collegare la risorsa per attingere ai suoi contenuti
success: function(result) // il parametro success evidenzia un risultato da restituire come risposta alla richiesta
{
$(“#contenuto”).html(result); // qui viene restituito il contenuto appoggiandosi all’ ID del DIV statico dell’ HTML definito come CONTENUTO

},
error: function (request, status, error) // il parametro error gestisce eventuali messaggi di errore sulla richiesta dell’ utente
{
alert(“Errore nella richiesta”); // una finestra semplice che segnala all’ utente che qualcosa è andato storto per esempio se il file testo del server si chiamasse in modo diverso da URL
}

}
);

}

);

});
</script>

Dopo la pressione del pulsante avrò graficamente la mia risposta come in figura ottenuta attraverso un processo lineare senza rendering della pagina: richiesta, elaborazione dei dati seguendo i criteri di lavoro dell’ oggetto xmhttprequest, risposta. Adesso analizziamo una caso dove al posto del file testo mi ritrovo da gestire un file con estensione JSON che sono sequenze di dati formattati in maniera particolare e che si possono validare facilmente come verifica della sintassi con strumenti free presenti in rete come https://jsonformatter.curiousconcept.com/ che si prendono cura di sottolineare eventuali anomalie nella struttura dei dati. Analizziamo quindi il seguente esercizio dedicato all’ attuale campione del mondo di scacchi all’ indirizzo https://www.farwebdesign.com/ajax_jquery/2/ , chi non sa di chi stiamo parlando può cliccare sul pulsante e scoprire chi è questa leggendaria figura. Qui abbiamo uno script decisamente diverso in quanto cambiando la tipologia di fonte di dati ci troviamo nella necessità di spezzare i dati per farli entrare nelle singole celle identificate da un ID poi catturato con il valore grazie a JQuery:

<table>
<tr>
<td>Nome</td>
<td id=”nome”></td>
</tr>
<tr>
<td>Cognome</td>
<td id=”cognome”></td>
</tr>
<tr>
<td>Età</td>
<td id=”eta”></td>
</tr>
<tr>
<td>Federazione</td>
<td id=”federazione”></td>
</tr>
<tr>
<td colspan=”2″><button>Scarica dati</button></td>
</tr>
</table>
<script>
$(document).ready(
function(){

$(“button”).click(function(){

$.ajax(
{
url: “dati.json”,
success: function(result)
{
$(“#nome”).text(result.nome);
$(“#cognome”).text(result.cognome);
$(“#eta”).text(result.eta);
$(“#federazione”).text(result.federazione);
}
}
);
});

}
);

</script>

 

Il risultato ottenuto è quello mostrato, da sottolineare come le istruzioni tipo $(“#nome”).text(result.nome); servano proprio a collegare la fonte dei dati con la cella da agganciare statica presente nell’ HTML. L’analisi del resto rimane sempre la stessa: abbiamo un evento click che scatena il contenuto di una funzione che di fatto aziona un metodo ajax, cattura i dati da un url, verifica il risultato ottenuto e immette questi dati nella parte client tramite l’identificazione ID consentita da JQuery tramite il famoso cancelletto #. Quindi nulla di particolarmente impegnativo. Finora abbiamo analizzato però solo casi in cui di default viene usato solo la trasmissione dati GET che sappiamo non essere ideale ad esempio quando dobbiamo gestire quelle situazioni in cui abbiamo utente e password che devono rimanere dati nascosti quando transitano in rete. Abbiamo disponibile nell’ oggetto xmlhttprequest dove il parametro type che ci consente di specificare la modalità di trasmissione dei dati, ossia nel caso che ci appresteremo ad analizzare quindi POST. Analizziamo quindi questa nuova situazione presente all’ indirizzo https://www.farwebdesign.com/ajax_jquery/3/

<div id=”contenitore”>
<input type=”text” name=”username” placeholder=”Username”/>
<input type=”password” name=”password” placeholder=”Password”/>
<button>Login</button>
</div>

<script>
$(document).ready(
function(){
$(“button”).click(function(){
username=$(“[name=username]”).val();
password=$(“[name=password]”).val();
$.ajax(
{
url:”login.php”,
type: “POST”,
data: {“username”:username, “password”:password},
success:function(result)
{
if (result==’OK’)
{
alert(“Puoi entrare”);
$(“[name=username]”).val(”);
$(“[name=password]”).val(”);
}
else if (result==’KO’)
{
alert(“Credenziali errate”);
}
else
alert(“Errore”);
}

}
);
});
});

</script>

Questa volta il file punta sul file login.ph che contiene al suo interno i criteri con cui l’utente dovrà o non dovrà ottenere il suo scopo, che si presuppone essere quello di atterrare su un’ area riservata.L’ultimo caso analizza invece un file JSON con dati multipli da caricare dove la creazione della lista nel suo elemento LI avviene ciclando con un EACH, per ottenere una stringa composita che verrà infine stampata a video usando il metodo APPEND

<div id=”centrale”>
<ul>
</ul>
</div>
<script>
$(document).ready(
function(){
$.ajax(
{
url:”persone.json”,
success: function (result)
{
lista=$(“ul”);
$.each(
result, function(k,v)
{
li=$(“<li>”);
li.text(v.nome+” “+v.cognome+”, “+v.eta+
” anni (“+v.citta+”)”);
lista.append(li);
}
);
}
}
);
});
</script>

dove il contenuto del file JSON sarà:

[
{
“nome”:”Giulio”,
“cognome”:”Rossi”,
“eta”: 25,
“citta”: “Genova”
},
{
“nome”:”Enea”,
“cognome”:”Verdi”,
“eta”: 33,
“citta”: “Torino”
},
{
“nome”:”Elisa”,
“cognome”:”Bianchi”,
“eta”: 19,
“citta”: “Roma”
},
{
“nome”:”Mario”,
“cognome”:”Bianchi”,
“eta”: 57,
“citta”: “Roma”
},
{
“nome”:”Silvio”,
“cognome”:”Gialli”,
“eta”: 28,
“citta”: “Napoli”
},
{
“nome”:”Marina”,
“cognome”:”Gialli”,
“eta”: 21,
“citta”: “Napoli”
}
]

web developer Umbria
oop, php, web developer Umbria

PHP e OOP: membri statici e costanti all’ interno di una classe

Articoli precedenti sullo stesso tema OOP in PHP nei portali umbriaway:

https://umbriawayinfo.wordpress.com/2019/04/07/programmazione-procedurale-oppure-oop-this-is-the-problem/

https://umbriawaypotenzia.wordpress.com/2019/04/07/php-versione-sette-introdotte-nuove-direttive-per-trasformare-il-linguaggio-in-fortemente-tipicizzato/

https://umbriawaysemplifica.wordpress.com/2019/04/08/ambito-di-visibilita-delle-variabili-in-php-public-protected-private/

https://umbriawaytarget.wordpress.com/2019/04/08/php-oop-magic-method-e-costruttori/

https://umbriawayvalorizza.wordpress.com/2019/04/08/warning-ambito-di-visibilita-publica-delle-classi-encapsulation-e-sicurezza-metodi-getter-e-setter/

https://umbriawayvendita.wordpress.com/2019/04/09/php-e-oop-magic-method-__autoload-ereditarieta-pianificazione-iniziale-con-uml/

https://umbriawaynoir.wordpress.com/2019/04/09/php-e-oop-overriding-e-polimorfismo/

web developer UmbriaEsiste un legame strettissimo tra le proprietà di una classe e l’istanza di una classe, nel senso che posso diversificare i valori tra le due classi. Posso anche impostare degli atributi specifici nella classe, esattamente come avviene in un ostello quando la cucina o certi locali sono in uso comune. Posso quindi identificare una proprietà o un metodo specifico definindolo in un certo modo con una certa sintassi tenendo presente che tutto quello che accade sulle istanze ha una ripercussione diretta su tutti gli oggetti che hanno quella caratteristica. A livello di comprensione è quello che accade nel procedurale con le variabili globali di PHP, dove tutte le variabili che hanno quella caratteristica subiranno le stesse modifiche in tutte le righe del programma. Sostanzialmente certe tipologie di variabili fanno riferimento alla classe originaria e non all’ istanza che ne scaturisce dall’ utilizzo della parola chiave NEW. Ad esempio all’ interno di una classe contatore potrei avere bisogno di una inizializzazione fissa nell’ istruzione protected static $contatore=0; in quanto il programma ha proprio questa caratteristica che non deve mutare neanche all’ esterno. Ma se volessi modificare da fuori il valore di questa variabile potrei farlo usando la notazione pattern singleton dei due punti che mi faranno accedere. La parola STATIC caratterizza una specificità nella classe, ossia è come se imponesse a tutti quelli che utilizzano la classe genitore o chi istanzia nuove classi che quella variabile ha quel valore che deve rimanere immutabile. Quindi userò una sintassi tipo:

self::$ proprietà oppure $metodo

A questo punto diamo un occhiata alla classe sorgente e quella derivata come si trasforma e come diventa:

/*

file Hits.php

<?php
class Hits {
protected $ip;
protected static $numhits = 0;
public function __construct() {
self::$numhits++;
}
public function totalHits() {
return self::$numhits;
}
public function setIp() {
$this->ip = $_SERVER[‘REMOTE_ADDR’];
$this->saveIp();
}
private function saveIp() {
// salvo dato su database
}
}

file di output index.php:

<?php
require_once “Classi/Hits.php”;
$hit = new Hits();
echo $hit -> totalHits();
echo “<br>”;
$hit = new Hits();
echo $hit -> totalHits();

file Hits1.php

<?php
class Hits {
protected $ip;
protected static $numhits = 0;
public static function increment() {
return self::$numhits++;
}
public function totalHits() {
return self::$numhits;
}
public function setIp() {
$this->ip = $_SERVER[‘REMOTE_ADDR’];
$this->saveIp();
}
private function saveIp() {
// salvo dato su database
}
}

file di lettura index1.php

<?php
require_once “Classi/Hits1.php”;
$hit = new Hits();
echo $hit::increment();
echo “<br>”;
Hits::increment();
echo $hit->totalHits();

*/

Quindi con questi attributi specifici nella classe, abbiamo visto la parola chiave STATIC, definisco una sorta di variabile globale che ha una sua costante appartenenza con la classe originaria. Quel metodo non apparterrà quindi all’ istanza che verrà creata ma sarà una particolarità della classe originale e ci potrò accedere solo usando una sintassi tipo self::$ proprietà oppure $metodo che avrà ripercussioni su tutte le aree del progetto che utilizzano quella proprietà. Non posso manipoalre queste variabili globali con la parola chiave THIS che fa riferimento all’ oggetto corrente, mentre abbiamo detto che una istanza non si porta dietro le caratteristiche esclusive della classe originaria.La parola chiave self fa riferimento alla classe di origine stessa.

web marketing umbria
web design Umbria, web marketing Umbria

Un brand vincente? Istruzioni per l’uso!

web marketing umbriaIl personal brand questo sconosciuto. In tempi oscuri di competività totale dove il mercato é aggredito di pescecani famelici pronti a smembrare i competitors in un sol boccone, un brand timido e barcollante difficilmente può sopravvivere a lungo nell’ oceano blu. Figuriamoci a farlo emergere in maniera consistente! Il paradosso poi è quello dell’ eccellenzaa raggiunta: più facciamo corsi e impariamo tecniche di diffusione per veicolare con il nostro messaggio comunicativo e sembra quasi che meno otteniamo risultati, perché ovviamente un conto é l’apprendimento e un altro é il realizzare il come e metterlo in pratica. Del resto come dicono gli esperti oggi non basta più avere la moglie ubriaca, l’uva nella vigna e la botte piena ma serve anche un corollario di dettaglio per raggiungere l’eccellenza che ci costringe anche ad allantonare le volpi che insidiano il nostro raccolto. Velocità, concorrenza, trasformazioni sociali: come fa un professionista a tenere il passo mutando di continuo le sue strategie e il suo ruolo in un campo di gioco che cambia continuamente le sue regole? E’ chiaro che é facile perdere la bussola e non ci si riconosce mentre si lavora per centrare un obiettivo. Tuttavia con una oculata gestione nella fase promozionale possiamo arrivare a farci percepire come capaci, credibili, affidabili nel settore. Il passaparola vecchio stampo non funziona più senza integrare il vecchio con il nuovo. E quindi? Come sfruttare le opportunità aperte dalla crisi? Come rivitalizzare il proprio business? Come diventare sempre più credibili e performanti? Certamente senza capacità relazionali non si va da nessuna parte, ma un professionista deve essere multitasking a 360 gradi e non é facile fare tutto insieme contemporaneamente senza decentrare e delegare, dando per scontato che la direzione resterà definita e anche lo sforzo profuso per andare oltre non subirà variazioni. Il mercato é saturo. Per vendere un prodotto servizio occorre fare breccia su una migliore promozione e avere un mercato di riferimento. La nostra identità deve emergere congruente ed etica. Il personal brand, vendiamo noi stessi trasmettendo un insieme di valori. Dobbweb marketing umbriaiamo posizionarci usando parole chiave , dobbiamo arrivare primi, scavarci una nicchia, farci un nome, dimostrare la nostra competenza, partecipare al mondo social delle condivisioni, metterci in evidenza con autorevolezza e rimanere focalizzato. Nel nostro brand confluiscono i nostri valori e attraverso questi faremo breccia nei nostri clienti per riuscire a fidelizzarli. Le situazioni di disagio spesso aiutano a mettere in piedi delle reazioni innovative, dobbiamo solo annusare e sfruttare queste opportunità. Gestire le relazioni con il cliente non é una impresa da poco. Ci sono sempre delle difficoltà e delle criticità che ci costringono a trovare delle soluzioni non convenzionali. Del resto i compartimenti stagni con cui sbattere il grugno sono tanti durante il tragitto: gestione del personale, gestione delle finanze, commercializzazione prodotto. Essere ciò che si é e diventare ciò che si é capaci di diventare é questo lo scopo della vita ( R L Stevenson), realizzare un percorso compiuto di trasformazione. Un viaggio così richiede ottimismo e propositività. L’atteggiamento mentale positivo influenzerà i nostri pensieri e le nostre azioni, attivando un circolo vizioso e aiutandoci a superare le convinzioni limitanti. Non possiamo risolvere i problemi allo stesso livello che li ha generati. La conoscenza di elementi nuovi rispetto alla concorrenza ci aiuterà a realizzare il “first”. Dobbiamo avere il coraggio di lanciare soluzioni dirompenti, non solo per l’eccentricità di innovare, ma per le necessità pratiche di imprimere una svolta al proprio business con l’azione, senza inutili dispersioni filosofiche. Come dicono gli esperti, le persone che attendono il passaggio della cometa e una congiunzione astrale favorevole prima di agire non agiranno mai. Il professionista di oggi deve lavorare sulla percezione e l’immagine pubblica di se. Cinquanta anni fa bastava uno studio prestigioso, un bel vestito alla moda, un minimo di galanteria e la propria nicchia era automaticamente conquistata. Ma oggi non funziona più, la saturazione rende tutto più complesso: il cliente vuole sapere vita, morte e miracoli dell’ imprenditore con cui entrano in contatto. Distinguersi in mezzo alla concorrenza é importante. Il professionista moderno deve essere superman: dinamicamente deve gestire il tempo e pianificare il futuro con una vision, deve sapersi autovalutare e mettere in discussione quando qualcosa non funziona, deve delegare e inventare, driblare e proporre. Devono sviluppare una visione chiara del domani. Devono proporre trasparenza e visibilità di intenti. Devono mostrare, far vedere, usare anche i media per realizzare video. La genuinità dice la sua, il manierismo barocco crea solo zone di ambiguità. Riposizioniamoci sul brand, ritagliamoci una fetta di mercato specifico per poterci distinguere. Saper fare o conquistare la fiducia di un maggior numero di persone? La seconda che ho detto! La competizione sul mercato e il rapido mutamento dei tempi devono costringerci a inventare situazioni nuove e tempestive. Dobbiamo formarci e migliorare le nostre competenze. Dobbiamo documentarci, cercare nuove soluzioni per problemi nuovi che prima non esistevano. Prendere coscienza del linguaggio é il primo passo. Le parole producono delle reazioni emotive. Dobbiamo stare molto attenti nella nostra comunicazione e suscitare sensazioni positive nell’ interlocutore, proporre una esperienza distensiva e propositiva. Formazione, promozione e gestione sono le chiavi che aprono le porte a un brand di successo. Vedremo nello specifico ognuno di questi cassetti prossimamente. Per ora abbiamo solo introdutto il tema della reputation brand e dato una idea della complessità degli argomenti che si nascondono dietro alla vendita e alla natura di qualsiasi business! Superare la mediocrità cercando nuovi stimoli e nuove motivazioni per raggiungere l’eccellenza é l’obiettivo da perseguire.

chess, king's gambit

Event “CSP Inverno 2018/2019 – Girone 37” – Faraoni Enrico vs Big-Fishy, C30

[Site “Chess.com”]
[White “enricof8”]
[Black “Big-Fishy”]
[Result “1-0”]
[ECO “C30”]
[WhiteElo “1850”]
[BlackElo “1645”]
[EndDate “2019.01.11”]

1.e4 e5 2.f4 Nc6

C30: King’s Gambit Declined: Queen’s Knight Defense

3.Nf3 d6 4.d4!?

4 Ac4 é la più giocata, ma come al solito nel gambetto di re si apre un mondo e si può scegliere tra Ab5/ Cc3/d3/fe5 etc etc

4..Bg4

La più giocata sembra 4..ef4, ma anche 4..ed4 é ok

5.Bb5

oppure anche 5 d5 o 5 c3 per le alternative

5..a6 6.Bxc6+ bxc6 7.O-O

7 de5 é la principale

7…Nf6 NT

la linea secondo chessbase a pagamento continua con 7..ed4, questa mossa di cavallo é una novità logica

8.Nc3 h6?

una grave perdita di tempo, il nero era sotto minaccia, si imponeva 8..ed4 con sostanziale equilibrio

9.dxe5 chiaro vantaggio del bianco

9..dxe5 10.Qxd8+ Rxd8 11.Nxe5 Bc5+ 12.Kh1

12..Rd6? (+1.26 → +2.93) Inaccuracy, meglio 12…Bd7

13.Nd3 vantaggio decisivo

13..Nd7 14.e5

si vince anche con f5, idea Af4 dopo che il nero salva l’Ag4 con f6

14..Rxd3 15.cxd3 O-O 16.h3 Bf5 17.Ne4 Bd4 18.Bd2 Bxb2 19.Rab1 Bd4 20.Rfc1 Bxe4?

(+2.56 → +3.90) Inaccuracy. A better move was 20… c5 21.a4 Tc8 22.g4 Be6 23.Nc3 Bxc3 24.Rxc3 Ba2 25.Rbc1

21.dxe4 c5 22.Rb7 Nb6 23.Rxc7 Ra8 24.g4?

Niente di nuovo sotto il sole, ciascun agonista i propri difetti se li porta dietro, io ho sempre avuto problemi a realizzare il vantaggio nelle posizioni vinte, ricordo dei furti clamorosi subiti anche con giocatori dalle spalline altosonanti. Qui si passa a +6.67 a → +4.73), 24. Tcb1 per raddoppiare in settima 24..Cc4 25 Ac1 g5 26 g3 é normale. Da notare che a una ipotetica rottura con g5 il bianco si priva anche della possibilità di giocare g3

24…Na4 25.Kg2 Nb2 26.Kf3 a5 27.Bc3 Nd3 28.Rc2?

Di nuovo come sopra, il Bianco cerca inconsapevolmente di attivare i pezzi avversari e ci riesce, la caduta del pedone f7 non era stata calcolata ma arriva di circostanza, il che la dice lunga sul livello qualitativo dell’ analisi. Passiamo da un +5.15 a un → +3.57; 28. Rd1 per i puristi della tecnica computerizzata

28…Nb4 29.Bxb4 axb4 30.h4

(+3.37 → +2.13) Inaccuracy. A better move was 30. Ke2

30…Ra3+ 31.Kg2 Re3 32.Rc8+ Kh7 33.Rf8 Rxe4 34.Rxf7 Kg6 35.Rf8 Kh7 36.h5 g6?

(+4.73 → +7.50) Inaccuracy. A better move was 36… g5 37.hxg6+ Kxg6 38.Rf6+ Kg7 39.Kg3 c4 40.Rxc4 Bf2+ 41.Kxf2

37.Rf7+ Kg8 38.hxg6 Kh8 39.Kf1 Kg8 40.Re2 Rxe2

The best move was 40… Be3 41.Ke1 +-

41.Kxe2 c4 42.e6 b3 43.e7 b2 44.e8=Q# 1-0

php, web design Umbria, web marketing Umbria

PHP per aspiranti programmatori – A overview

PHP: Hypertext Preprocessor (PHP) è un linguaggio di scripting open source molto popolare e gratuito. Gli script PHP vengono eseguiti sul server. Ecco una breve lista di ciò che PHP è in grado di:

– Generazione di contenuto di pagina dinamico
– Creazione, apertura, lettura, scrittura, eliminazione e chiusura di file sul server
– Raccolta dei dati del modulo
– Aggiunta, eliminazione e modifica delle informazioni memorizzate nel database
– controllare l’accesso dell’utente
– crittografia dei dati
– e altro ancora!

Prima di iniziare questo tutorial, dovresti avere una conoscenza di base dell’HTML. PHP ha abbastanza potenza per lavorare al centro di WordPress, il sistema di blogging più attivo sul web. Ha anche il livello di profondità richiesto per eseguire Facebook, il più grande social network del web! PHP funziona su numerose e diverse piattaforme, tra cui Windows, Linux, Unix, Mac OS X e così via.

PHP è compatibile con quasi tutti i server moderni, come Apache, IIS e altro.
PHP supporta un’ampia gamma di database.
PHP è gratis!
PHP è facile da imparare e funziona in modo efficiente sul lato server.

Uno script PHP inizia con <? Php e termina con?>:

<code>
<?php
// PHP code goes here
?>
</code>

Ecco un esempio di un semplice file PHP. Lo script PHP utilizza una funzione incorporata chiamata “echo” per emettere il testo “Hello World!” su una pagina web.

<code>
<html>
<head>
<title>My First PHP Page</title>
</head>
<body>
<?php
echo “Hello World!”;
?>
</body>
</html>
</code>

Le istruzioni PHP terminano con il punto e virgola (;). In alternativa, possiamo includere PHP nel tag HTML.




My First PHP Page



echo "Hello World!";

</body>
</html>
</code>

However, the latest version of PHP removes support for <script language="php"> tags. As such, we recommend using <?php ?> exclusively. Puoi anche usare i tag PHP abbreviati, <? ?>, a condizione che siano supportati dal server.

<code>
<?
echo "Hello World!";
?>
</code>

Tuttavia, <? Php?>, Come standard ufficiale, è il modo consigliato di definire gli script PHP. PHP ha una funzione "echo" integrata, che viene utilizzata per l'output del testo. In realtà, non è una funzione; è un costrutto linguistico. In quanto tale, non richiede parentesi. Emettiamo un testo.

<code>
<?php
echo "I love PHP!";
?>
</code>

Il testo dovrebbe essere in virgolette singole o doppie. Ogni istruzione PHP deve terminare con un punto e virgola.

<code>
<?php
echo "A";
echo "B";
echo "C";
?>
</code>

Dimenticando di aggiungere un punto e virgola alla fine di una dichiarazione si ha un errore. Il markup HTML può essere aggiunto al testo nell'istruzione echo.

<code>
<?php
echo "<strong>This is a bold text.</strong>";
?>
</code>

Nel codice PHP, un commento è una riga che non viene eseguita come parte del programma. Puoi usare i commenti per comunicare agli altri in modo che capiscano cosa stai facendo, o come promemoria per te stesso di ciò che hai fatto.

Un commento a riga singola inizia con //:

<code>
<?php
echo "<p>Hello World!</p>";
// This is a single-line comment
echo "<p>I am learning PHP!</p>";
echo "<p>This is my first program!</p>";
?>
</code>

I commenti a più righe vengono utilizzati per comporre commenti che richiedono più di una singola riga.
Un commento su più righe inizia con / * e termina con * /.

<code>
<?php
echo "<p>Hello World!</p>";
/*
This is a multi-line comment block
that spans over
multiple lines
*/
echo "<p>I am learning PHP!</p>";
echo "<p>This is my first program!</p>";
?>
</code>

Aggiungere commenti mentre scrivi il tuo codice è una buona pratica. Aiuta gli altri a capire il tuo pensiero e ti aiuta a ricordare più facilmente i tuoi processi mentali quando fai riferimento al tuo codice in seguito.

Le variabili sono usate come "contenitori" in cui memorizziamo le informazioni.
Una variabile PHP inizia con un segno di dollaro ($), che è seguito dal nome della variabile. $ nome_variabile = valore;

Regole per le variabili PHP:

- Un nome di variabile deve iniziare con una lettera o un trattino basso
- Un nome di variabile non può iniziare con un numero
- Un nome di variabile può contenere solo caratteri alfanumerici e caratteri di sottolineatura (A-z, 0-9 e _)
- I nomi delle variabili fanno distinzione tra maiuscole e minuscole ($ name e $ NAME sarebbero due variabili diverse)

<code>
<?php
$name = 'John';
$age = 25;
echo $name;
// Outputs 'John'
?>
</code>

Nell'esempio sopra, si noti che non è necessario indicare a PHP quale tipo di dati è la variabile. PHP converte automaticamente la variabile nel tipo di dati corretto, in base al suo valore. A differenza di altri linguaggi di programmazione, PHP non ha comandi per dichiarare una variabile. Viene creato nel momento in cui prima si assegna un valore ad esso. Le costanti sono simili alle variabili ad eccezione del fatto che non possono essere modificate o indefinite dopo che sono state definite. Inizia il nome della tua costante con una lettera o un trattino basso. Per creare una costante, utilizzare la funzione define (): define (nome, valore, case-insensitive) parametri:

nome: specifica il nome della costante;
valore: specifica il valore della costante;
senza distinzione tra maiuscole e minuscole: specifica se il nome della costante deve essere senza distinzione tra maiuscole e minuscole. Il valore predefinito è falso;

L'esempio seguente crea una costante con un nome con distinzione tra maiuscole e minuscole:

<code>
<?php
define("MSG", "Hi Umbriaway!");
echo MSG;

// Outputs "Hi Umbriaway!"
?>
</code>

L'esempio seguente crea una costante con un nome insensibile alle maiuscole e minuscole:

<code>
<?php
define("MSG", "Hi Umbriaway!", true);
echo msg;

// Outputs "Hi Umbriaway!"
?>
</code>

Le variabili possono memorizzare una varietà di tipi di dati. Tipi di dati supportati da PHP: String, Integer, Float, Boolean, Array, Object, NULL, Resource.

Stringa PHP. Una stringa è una sequenza di caratteri, come "Hello world!". Una stringa può essere qualsiasi testo all'interno di un insieme di virgolette singole o doppie.

<code>
<?php
$string1 = "Hello world!"; //double quotes
$string2 = 'Hello world!'; //single quotes
?>
</code>

È possibile unire due stringhe usando l'operatore di concatenazione punto (.). Ad esempio:

echo $ s1. $ s2

PHP intero. Un numero intero è un numero intero (senza decimali) che deve corrispondere ai seguenti criteri:

- Non può contenere virgole o spazi vuoti
- Non deve avere un punto decimale
- Può essere positivo o negativo

<code>
<?php
$int1 = 42; // positive number
$int2 = -42; // negative number
?>
</code>

Le variabili possono memorizzare una varietà di tipi di dati. Un numero in virgola mobile o in virgola mobile è un numero che include un punto decimale.

<code>
<?php
$x = 42.168;
?>
</code>

Un booleano può essere rappresentato solo da uno dei due stati VERO o FALSO:

<code>
<?php
$x = true; $y = false;
?>
</code>

Le booleane vengono spesso utilizzate nei test condizionali, che verranno trattati più avanti nel corso.
La maggior parte dei tipi di dati può essere utilizzata in combinazione tra loro. In questo esempio, stringa e numero intero vengono messi insieme per determinare la somma di due numeri.

<code>
<?php
$str = "10";
$int = 20;
$sum = $str + $int;
echo ($sum);

// Outputs 30
?>
</code>

PHP converte automaticamente ogni variabile nel tipo di dati corretto, in base al suo valore. Questo è il motivo per cui la variabile $ str viene trattata come un numero nell'aggiunta. Le variabili PHP possono essere dichiarate ovunque nello script. L'ambito di una variabile è la parte dello script in cui la variabile può essere referenziata o utilizzata.

Gli ambiti di variabili più utilizzati di PHP sono locali, globali.
Una variabile dichiarata all'esterno di una funzione ha un ambito globale.
Una variabile dichiarata all'interno di una funzione ha un ambito locale e può essere raggiunta solo all'interno di tale funzione.

Considera il seguente esempio.

<code>
<?php
$name = 'David';
function getName() {
echo $name;
}
getName();

// Error: Undefined variable: name
?>
</code>

Questo script genererà un errore, poiché la variabile $ name ha un ambito globale e non è accessibile all'interno della funzione getName (). Le funzioni saranno discusse nelle prossime lezioni.

La parola chiave globale viene utilizzata per accedere a una variabile globale da una funzione.
Per fare ciò, utilizzare la parola chiave globale all'interno della funzione, prima delle variabili.

<code>
<?php
$name = 'David';
function getName() {
global $name;
echo $name;
}
getName();

//Outputs 'David'
?>
</code>

Con PHP, puoi usare una variabile per specificare il nome di un'altra variabile. Quindi, una variabile variabile considera il valore di un'altra variabile come suo nome. Per esempio:

<code>
<?php
$a = 'hello';
$hello = "Hi!";
echo $$a;

// Outputs 'Hi!'
?>
</code>

$$ a è una variabile che utilizza il valore di un'altra variabile, $ a, come il suo nome. Il valore di $ a è uguale a "ciao". La variabile risultante è $ hello, che contiene il valore "Ciao!"

Gli operatori eseguono operazioni su variabili e valori.

<code>
<?php
$num1 = 8;
$num2 = 6;

//Addition
echo $num1 + $num2; //14

//Subtraction
echo $num1 - $num2; //2

//Multiplication
echo $num1 * $num2; //48

//Division
echo $num1 / $num2; //1.33333333333
?>
</code>

L'operatore modulo, rappresentato dal segno%, restituisce il resto della divisione del primo operando per il secondo operando:

<code>
<?php
$x = 14;
$y = 3;
echo $x % $y; // 2
?>
</code>

Se si utilizzano numeri in virgola mobile con l'operatore modulo, verranno convertiti in numeri interi prima dell'operazione.

Gli operatori di incremento vengono utilizzati per incrementare il valore di una variabile. Gli operatori di decremento vengono utilizzati per decrementare il valore di una variabile.

<code>
$x++; // equivalent to $x = $x+1;
$x--; // equivalent to $x = $x-1;
</code>

Gli operatori di incremento e decremento precedono o seguono una variabile.

<code>
$x++; // post-increment
$x--; // post-decrement
++$x; // pre-increment
--$x; // pre-decrement
</code>

La differenza è che il post-incremento restituisce il valore originale prima che cambi la variabile, mentre il pre-incremento cambia prima la variabile e poi restituisce il valore.

Esempio:

<code>
$a = 2; $b = $a++; // $a=3, $b=2

$a = 2; $b = ++$a; // $a=3, $b=3
<code>

Gli operatori di incremento vengono utilizzati per incrementare il valore di una variabile. Gli operatori di assegnazione sono utilizzati per scrivere valori in variabili.

<code>
<?php
$x = 50;
$x += 100;
echo $x;

// Outputs: 150
?>
</code>

Gli operatori di confronto confrontano due valori (numeri o stringhe). Gli operatori di confronto vengono utilizzati all'interno di istruzioni condizionali e valutano TRUE o FALSE. Stai attento a usare == e ===; il primo non controlla il tipo di dati.


Operatori di confronto aggiuntivi:


Gli operatori logici vengono utilizzati per combinare istruzioni condizionali.

Un array è una variabile speciale, che può contenere più di un valore alla volta.
Se si dispone di un elenco di elementi (ad esempio un elenco di nomi), memorizzarli in variabili singole sarebbe simile a questo:

$name1 = "David";
$name2 = "Amy";
$name3 = "John";

Ma cosa succede se hai 100 nomi nella tua lista? La soluzione: crea un array! Gli array numerici o indicizzati associano un indice numerico con i loro valori. L'indice può essere assegnato automaticamente (l'indice parte sempre da 0), come questo:

$names = array("David", "Amy", "John");

In alternativa, puoi assegnare il tuo indice manualmente.

$names[0] = "David";
$names[1] = "Amy";
$names[2] = "John";

Abbiamo definito un array chiamato $ nomi che memorizza tre valori. È possibile accedere agli elementi dell'array tramite i loro indici. Ricorda che il primo indice dell' array non é 1 ma 0!

echo $names[1]; // Outputs "Amy"

Puoi avere interi, stringhe e altri tipi di dati insieme in un array. Esempio:

<code>
<?php
$myArray[0] = "John";
$myArray[1] = "<strong>PHP</strong>";
$myArray[2] = 21;

echo "$myArray[0] is $myArray[2] and knows $myArray[1]";

// Outputs "John is 21 and knows PHP"
?>
</code>

Gli array associativi sono array che utilizzano chiavi con nome assegnate a loro. Esistono due modi per creare un array associativo:

<code>
$people = array("David"=>"27", "Amy"=>"21", "John"=>"42");
// or
$people['David'] = "27";
$people['Amy'] = "21";
$people['John'] = "42";
</code>

Nel primo esempio, si noti l'uso dei segni => nell'assegnazione di valori alle chiavi nominate. Utilizzare le chiavi nominate per accedere ai membri dell'array.

<code>
$people = array("David"=>"27", "Amy"=>"21", "John"=>"42");
echo $people['Amy']; // Outputs 21"
</code>

Una matrice multidimensionale contiene uno o più array. La dimensione di una matrice indica il numero di indici che occorrerebbe per selezionare un elemento.

- Per un array bidimensionale, sono necessari due indici per selezionare un elemento
- Per un array tridimensionale, hai bisogno di tre indici per selezionare un elemento

Array con più di tre livelli di profondità sono difficili da gestire. Creiamo un array bidimensionale che contiene 3 matrici:

$people = array(
'online'=>array('David', 'Amy'),
'offline'=>array('John', 'Rob', 'Jack'),
'away'=>array('Arthur', 'Daniel')
);

Ora la matrice bidimensionale $ persone contiene 3 matrici e ha due indici: riga e colonna. Per accedere agli elementi dell'array $ people, dobbiamo puntare ai due indici.

<code>
$people = array(
'online'=>array('David', 'Amy'),
'offline'=>array('John', 'Rob', 'Jack'),
'away'=>array('Arthur', 'Daniel')
);
</code>

Ora la matrice bidimensionale $ persone contiene 3 matrici e ha due indici: riga e colonna. Per accedere agli elementi dell'array $ people, dobbiamo puntare ai due indici.

<code>
echo $people['online'][0]; //Outputs "David"
echo $people['away'][1]; //Outputs "Daniel"
</code>

Gli array dell'array multidimensionale possono essere sia numerici che associativi. In uno dei prossimi articoli affronteremo con Umbriaway Consulting la spinosa questione delle strutture di controllo, in modo da poter gestire con cicli e istruzioni condizionali i nostri dati

php, Senza categoria

Ma è difficile implementare bootsrap in Codeigniter?

Come fare a implementare bootstrap in codeigniter? E’ difficile, complicato, devo fare un corso alla NASA? Nulla di trascendentale, anche se prima bisognerebbe partire da come mostrare una pagina a piacere al posto della consueta Welcome.php che genera un saluto gratificante all’ utente, ma dando per scontato che l’utente sappia risolvere questo facile dilemma (che comunque verrà visto alla fine in questo tutorial, basta avere un pò di pazienza e sapere quello che si deve fare, per cui il primo passo è andare su https://www.codeigniter.com/download e scaricare il famoso framework che una il paradigma Model-View-Control ossia il model e le viste mandano i dati al controller che li rielabora e per quanto riguarda le viste rispedisce tutto alla VIEW per rilanciare indietro il codice al browser, più difficle da raccontare che da capire in pratica con un editor sotto mano. Scompattata la cartella mettiamo in XAMPP, rinominiamola in bootstrap e inseriamola dentro la cartella CODEIGNITER (è una scelta personale per visualizzare i progetti). A questo punto andiamo a collegarci con https://getbootstrap.com/docs/4.1/getting-started/download/ e scarichiamo dalla prima sezione quella del Compiled CSS and JS e scompattiamo nella cartella download. Andiamo poi su https://jquery.com/download/ e scarichiamo il file https://code.jquery.com/jquery-3.3.1.min.js che una volta salvato possiamo andare a inserire nella cartella js di bootstrap, dove andremo a creare una cartella ASSETS che tradotto sta per risorse. Questa cartella andrà inserita nella root del framework scaricato. A questo punto le nostre risorse ci sono e serve lincarle ma come? Nella vista andiamo a spezzare una pagina HTML che è composta da tre parti, quindi HEAD, BODY e FOOTER. Scomposta in tre file la nostra pagina web conterrà al suo interno i tag utili per la parte interessata di quella sezione, più le risorse per andare a lincare le nostre risorse. Ad esempio nella pagina head dovremmo linkare quello che ci interessa. Nell’ inclusione del file head.php metteremo

<html>

<head>

<title>inclusione di bootsrap in codeigniter</title>

<link rel=”stylesheet” href=”<?php base_url();?>assets/css/bootstrap.min.css”>

</head>

<body>

mentre nel file di inclusione footer.php inseriamo

<script src=”<?php base_url();?>assets/js/jquery-3.3.1.min.js”>

<script src=”<?php base_url();?>assets/js/bootstrap.min.js”>

</body>

</html>

a questo punto prendiamo il codice di una pagina web responsiva fatta con bootstrap, oppure uno sei suoi componenti, andando a recuperarlo o dal sito bootsrap menzionato sopra o da siti didattici come https://www.w3schools.com/bootstrap4/default.asp, prendiamo il codice del componente o della pagina che ci interessa e incolliamolo nel file body.php e siamo già a buon punto ma attenzione perchè adesso dobbiamo configurare il nostro framework che è settato per vedere di default la pagina di benvenuto. Quindi andiamo sul file di configurazione autoload.php e andiamo a inserire il parametro URL tra virgolette $autoload[‘helper’] = array(‘url’); Ora si va a cercare il file di configurazione routes.php e si imposta il parametro $route[‘default_controller’] = ‘home’; questo significa che devo creare un file nell’ Application controller che si chiamerà Main.php che conterrà al suo interno le seguenti istruzioni:

<?php

defined(‘BASEPATH’) OR exit(‘No direct script access allowed’);

class Home extends CI_Controller {

public function index()

{

$this->load->view(‘head’);

$this->load->view(‘body’);

$this->load->view(‘footer’);

}

in cui si evince che le viste vengono caricate sostanzialmente e dove si nota il nome della classe in maiuscolo che é uguale al nome del file e anche al richiamo che abbiamo nel file di instramento nella cartella config; tutto quello che bisogna fare ora è visualizzare il risultato ottenuto all’ indirizzo http://www.farwebdesign.com/codeigniter/bootstrap/ .Complesso? Complicato? Può darsi, ma il vantaggio di lavorare in questo modo è quella di avere alle spalle una applicazione solida e robusta che oltre a garantire maggiori margini di sicurezza semplifica e riduce all’ osso il codice nelle parti che vanno controllate, quindi maggior ordine e chiarezza su dove intervenire dopo una prima fase di inevitabile sbandamento! A questo punto complichiamoci la vita. Nella navbar in alto ci sono tre link, mentre con il classico html sarebbe facili riempirli magari con tre url del tipo https://www.umbriaway.eu/ o https://www.umbriashop.eu/ o http://www.umbriaway.it/ in codeigniter come si riesce a ottenere lo stesso risultato? Semplice si va sul file body e si completano i link vuoti trasformando la navbar in questo modo:

<nav class=”navbar navbar-expand-sm bg-dark navbar-dark”>

<a class=”navbar-brand” href=”#”>Navbar</a>

<button class=”navbar-toggler” type=”button” data-toggle=”collapse” data-target=”#collapsibleNavbar”>

<span class=”navbar-toggler-icon”></span>

</button>

</nav>

e funziona se spedisco i file via FTP su server? Certo che si perché sono file esterni ma se ci aggiungo un link che punta a un file tipo

<li class=”nav-item”>

<a class=”nav-link” href=”mission.php” target=”_blank”>Mission</a>

</li>

come faccio a vederlo? Lo inserisco con gli altri e visualizzo ma cosa ottengo? Qualcosa del tipo: The requested URL /codeigniter/bootstrap/mission.php was not found on this server. E allora che fare? Occorre andare sul controller e aggiungere la nuova vista con: $this->load->view(‘mission.php’); a questo punto ricarico e…..riottengo lo stesso risultato come mai?! Per questo dilemma lasciamo la soluzione a una delle prossime puntate! Che codeigniter sia con voi nei secoli dei secoli!

storia

La morte risolve tutti i problemi, niente uomini, niente problemi: 1929 STALIN assume il potere

Ma mica hanno dato quest’ anno come tema alla maturità il topic RUSSIA SOVIETICA, ma rivediamo il prima rispetto a questa fatidica data del 1929. Nel 1917 LENIN avvia la RUSSIA verso il comunismo. Nel 1922 con IL TRATTATO DI UNIONE crea l’ UNIONE SOVIETICA con RUSSIA, UCRAINA, BIELORUSSIA e TRANSCAUCASIA. Nel 1928 lo stato applica il primo piano quinquennale, con con cui lo Stato fissa obiettivi ambiziosi per l’intera economia. A questo punto verrebbe da chiedersi il dopo, ma prima diamo un occhiata alla Rivoluzione di Ottobre avvenuta nel 1917 che consegna le chiavi di casa a LENIN che creò uno stato e partito unico e nominò Josif Stalin come segretario generale. In seguito STALIN approfittò della propria posizione per assumere IL POTERE SUPREMO, diventando DITTATORE nel 1929, cinque anni dopo la morte di Lenin. Il primo passo del suo insediamento fu una rapida industrializzazione. Confiscò terre ai contadini per farle diventare grandi cooperative agricole da gestire collettivamente per produrre cibo alla NUOVA FORZA LAVORO. Negli anni trenta requisì il grano ai contadini in UCRAINA uccidendo MILIONI di persone. La polizia segreta condannò a morte migliaia di oppositori di STALIN nel periodo del terrore e molte altri vennero deportati nei campi di lavoro. Ciò nonostante STALIN DEFINIVA LA SUA TERRA COME UN LUOGO DI PACE E DI PROGRESSO e considerava SE STESSO UN UOMO CHE OPERAVA PER IL BENE COMUNE. Il dittatore dopo che la Germania nazista fu sconfitta (1945) riuscì nel suo intento di esportare il modello comunista al di fuori dei confini dell’ Unione Sovietica, in paesi come Polonia, Ungheria, Germania Est, Cecoslovacchia etc, conosciuti come BLOCCO SOVIETICO. A cascata tutto il mondo ebbe delle impennate sistemiche tipo Corea del Nord 1948, Cina 1949, Cuba 1959 e Vietnam 1975. Josef Stalin che ebbe a dire la famosa frase IO CREDO IN UNA SOLA COSA, LA POTENZA DELLA VOLONTA’ UMANA diventò effettivamente uno degli uomini più potenti del mondo e nel 1953, anno della sua morte, la sua grande amata nazione che pascolava in pace e in serenità (a suo dire) era in grado di affrontare anche come armamento bellico anche gli STATI UNITI. Tutto il resto è storia e il progressivo deterioramento del COMUNISMO SOVIETICO come modello che vede il suo apice simbolico da guerra fredda nel famoso match di scacchi mondiale tra il russo Spassky vs l’americano Fischer in Islanda nel 1972 che traghettò la storia verso la famosa crisi sistemica risolta poi da Gorbaciov negli anni ottanta con i fenomeni sociali della perestrojka e glasnost, eventi che portarono nel 1989 alla famosa caduta del crollo di Berlino e alla riunificazione della Germania. Nel 1991 il Congresso dei deputati del popolo approva la dissoluzione dell’ Unione Sovietica.