scrittura creativa

Aggettivi? No grazie.

Per vincere il concorso come peggiore scrittore condominiale di tutti i tempi basterebbe scrivere la propria prosa con uno stile freddo e asettico. Questo vale per la descrizione di un fatto oppure di un testo, anche se nel secondo caso non vi è bisogno di colorare troppo le vicende nel racconto con un accompagnamento accentuato dei gesti. L’aggettivo qualificativo quindi deve imporsi con energia prima del nome o dopo a seconda delle circostanze, perché il testo ha bisogno di colori, suoni, profumi. Non ci sono regole ferree sulla posizione dell’ aggettivo qualificativo (a differenza della lingua tedesca per esempio) ma occorre tenere presente che seppure un nome può essere colorato in diversi modi, sovraccaricare troppo il testo con gli aggettivi risulterebbe controproducente. Inoltre l’aggettivazione ternaria o quaternaria conferisce al testo una certa concitazione, quasi una tensione, che non si addice a ogni situazione. Analizziamo ora l’uso degli aggettivi attraverso autori consacrati, ad esempio il Piacere d’Annunziano:

A poco a poco, in quegli ozii intenti e raccolti, il suo spirito si stendeva, si svolgeva, si dispiegava, si sollevava dolcemente come l’erba premuta in su’ sentieri; diveniva infine verace, ingenuo, originale, libero, aperto alla pura conoscenza, disposto alla pura contemplazione;

Ci troviamo di fronte a una serie di aggettivi che non segue lo schema quaternario, perché l’autore anziché seguire una logica ritmica nella disposizione degli aggettivi, preferisce un ordine sparso che ha il potere di coinvolgere e affascinare il lettore, quasi di inebriarlo, di coinvolgerlo nella giradola vorticosa e ritmica delle sensazioni provate dal protagonista: verace, ingenuo, originale, libero, aperto alla pura coscienza. Non esiste infatti nessun legame diretto fra i cinque aggettivi usati da d’Annunzio per descrivere lo spirito.

Analizziamo come Deledda risolve in modo accattivante il focus letterario per risucchiare il lettore nella sua scrittura. Anziché scrivere in paura e tristezza “ne diede una cucchiaiata a un gatto nero con la gola e le zampe bianche“, risolve invece con “ne diede una cucchiata a un gatto. Era nero, ma aveva la gola e le zampe bianche“. Con l’ultima frase ci troviamo smarriti di fronte a un sentimento di tenerezza per l’animale che nel caso precedente avrebbe perso la sua forza espressiva.

Usare bene gli aggettivi può dunque fare la differenza, concludiamo con alcune perle di saggezza:

La grammatica è un pianoforte che io suono ad orecchio

(Joan Didion)

La maggior parte dei problemi del mondo sono dovuti a questioni di grammatica.

(Michel de Montaigne)

Un popolo comincia a corrompersi quando si corrompe la sua grammatica e la sua lingua.

(Octavio Paz)

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